
... ti deve sembrare strano che ti scriva, visto che non l'ho mai fatto e che tu non esisti, vero?
Il fatto è che come tu ben sai io non amo il passato, lo considero quando va bene un po' stantio, scialbo, come quelle foto sbiadite di tanti anni fa, e quando va male addirittura ingannatore, vampiro di sentimenti ed energie, antro oscuro che dovrebbe essere cassa di risonanza e occasione di giochi ed invece man mano che passano gli anni si riempie di spettri dolorosi e di inutile ciarpame. Stando così le cose mi chiederai per quale motivo voglio disturbare la pace della tua non esistenza...
Vedi, l'occasione è stata l'incipit di quel tuo omonimo film di Moretti, che mi è venuto alla mente oggi, ma la sostanza è invece un lungo vagabondare tra i boschi di Portofino, che mi ha portato dalla vetta fino al mare attrverso i cespugli di ginestre in fiore e i pini che profumavano forte, scaldati come erano dal sole. Scendendo dal cielo nel mare, letteralmente, nel silenzio interrotto soltanto dalle cicale mentre la sera scendeva e le lampare solcavano l'acqua tranquilla, mi è venuto da pensare a quegli anni fantastici e terribili, quegli anni che ho attraversato senza mai riuscire a credere veramente in qualcosa mentre tutti gli altri erano pieni di certezze, assolute e indiscutibili.
Oggi, rivedendo quel film e l'autocritica dei primi minuti, mi è venuto in mente che non era affatto vero che non credevo in niente, che ero vuoto dentro, inguaribilmente scettico. Avevo solo poca fantasia, credevo in valori già all'epoca un po' desueti e oggi scomparsi, ignorati in questo Paese in cui, come dice il FT, stiamo ballando mentre scivoliamo lentamente verso l'abisso. Valori semplici, riconosciuti istintivamente e fondati sul rapporto tra le persone, la sincerità, l'intensità, la coerenza, la ricerca, il rispetto per la sofferenza e la solidarietà tra esseri umani, non politica ma diretta, perché la condizione sociale o il colore ci può allontanare ma non appena si soffre si ritorna tutti uguali.
Valori, riflettevo mentre tornavo a Genova con il vaporetto, la mano abbandonata nell'acqua, valori in cui credo ancora e che sono fuori tempo oggi più di ieri, ma che almeno esistono e mi consentono di guardarmi allo specchio senza esaltazioni e con tranquillità.
Si, lo so, caro diario, anche loro, gli altri, quelli che allora credevano e urlavano e poi si sono riconvertiti chi nella destra e chi nel privato, anche loro si mettono davanti al vetro, spesso addirittura compiaciuti.
Ma vedi, quello non è uno specchio: è la televisione.
Angelo



