giovedì 28 maggio 2009

Caro diario...




... ti deve sembrare strano che ti scriva, visto che non l'ho mai fatto e che tu non esisti, vero?

Il fatto è che come tu ben sai io non amo il passato, lo considero quando va bene un po' stantio, scialbo, come quelle foto sbiadite di tanti anni fa, e quando va male addirittura ingannatore, vampiro di sentimenti ed energie, antro oscuro che dovrebbe essere cassa di risonanza e occasione di giochi ed invece man mano che passano gli anni si riempie di spettri dolorosi e di inutile ciarpame. Stando così le cose mi chiederai per quale motivo voglio disturbare la pace della tua non esistenza...

Vedi, l'occasione è stata l'incipit di quel tuo omonimo film di Moretti, che mi è venuto alla mente oggi, ma la sostanza è invece un lungo vagabondare tra i boschi di Portofino, che mi ha portato dalla vetta fino al mare attrverso i cespugli di ginestre in fiore e i pini che profumavano forte, scaldati come erano dal sole. Scendendo dal cielo nel mare, letteralmente, nel silenzio interrotto soltanto dalle cicale mentre la sera scendeva e le lampare solcavano l'acqua tranquilla, mi è venuto da pensare a quegli anni fantastici e terribili, quegli anni che ho attraversato senza mai riuscire a credere veramente in qualcosa mentre tutti gli altri erano pieni di certezze, assolute e indiscutibili.

Oggi, rivedendo quel film e l'autocritica dei primi minuti, mi è venuto in mente che non era affatto vero che non credevo in niente, che ero vuoto dentro, inguaribilmente scettico. Avevo solo poca fantasia, credevo in valori già all'epoca un po' desueti e oggi scomparsi, ignorati in questo Paese in cui, come dice il FT, stiamo ballando mentre scivoliamo lentamente verso l'abisso. Valori semplici, riconosciuti istintivamente e fondati sul rapporto tra le persone, la sincerità, l'intensità, la coerenza, la ricerca, il rispetto per la sofferenza e la solidarietà tra esseri umani, non politica ma diretta, perché la condizione sociale o il colore ci può allontanare ma non appena si soffre si ritorna tutti uguali.

Valori, riflettevo mentre tornavo a Genova con il vaporetto, la mano abbandonata nell'acqua, valori in cui credo ancora e che sono fuori tempo oggi più di ieri, ma che almeno esistono e mi consentono di guardarmi allo specchio senza esaltazioni e con tranquillità.

Si, lo so, caro diario, anche loro, gli altri, quelli che allora credevano e urlavano e poi si sono riconvertiti chi nella destra e chi nel privato, anche loro si mettono davanti al vetro, spesso addirittura compiaciuti.

Ma vedi, quello non è uno specchio: è la televisione.

Angelo

venerdì 27 marzo 2009

Cronache di Narnia


Wow, che paura!

Per un momento ho temuto che, sommerso dalle critiche dei rosso-verdi, Berlusconi avesse rinunciato al suo progetto di cementificare l'Italia... e invece ville e villette si possono ampliare lo stesso, per fortuna!

Si, lo so, a costruire legalmente non c'è lo stesso gusto che a farlo di nascosto e poi condonare, ma un amico mi ha fatto notare che in fondo è come pensare di fare un condono a priori e gratis... e ha ragione lui. Per i condomini non si può fare niente, pazienza, ma tanto lì non avevo grandi possibilità, avrei potuto solo allungare il balcone, ma il venti per cento di sessanta metri quadrati è pochino, e poi si sa che le liti condominiali finiscono volentieri a coltellate... meglio lasciar perdere.

Qualche precisino (e qui ce ne sono!) mi farà notare che la villa non ce l'ho, ma a questo posso ribattere facilmente: me la compro! E non una villa qualsiasi, ma quella dei miei sogni, Villa Altachiara a Portofino, che hanno messo in vendita da un po'.

Capitemi, non è che io ce l'abbia con gli altri posti, l'alta Brianza o il Polesine saranno anche bellissimi ma sono troppo scomodi per raggiungere il lavoro ogni giorno! Anche Portofino non è vicinissimo, ma in villa c'è l'eliporto e l'amico Silvio mi ha già detto che quando verrà lì mi darà volentieri un passaggio, se lo faccio posteggiare e gli pago la benzina... E poi volevo comprarmene uno anch'io, di elicottero, magari un po' più piccolo, sfruttando la rottamazione della mia Uno del '92 e un po' di punti della COOP (a proposito, me ne potete imprestare qualcuno?).

Mi sono fatto già i conti: la villa costa sui 34 milioni, forse perché dicono che porti un po' sfiga. Facendo un mutuo al 100% dovrei trovarmi a pagare circa il triplo, diciamo 100 milioni, a spanne. Se rimborsassi 10.000 euro all'anno riuscirei ad estinguere il mutuo in diecimila anni, ma avrei la casa disponibile subito e se la usassi come abitazione principale potrei scalarmi l'importo dalle tasse per tutto il tempo... visto che vantaggi? Speriamo solo che non ci siano troppi lavori da fare.

Per le pulizie? Io pensavo già di utilizzare quei robottini che si usano per farci giocare il gatto, come si chiamano, quelle specie di bilance che però aspirano e lavano la casa... ne comprerei un centinaio e li lascerei liberi di girare per le stanze... tanto quando sono stufi ritornano alla loro base.

Certo, mi direte, perché proprio Villa Altachiara? Perché è un sogno e ai sogni non si comanda. Io posso anche trombare con la vicina di casa, ma sognare sogno la Bellucci... Si, lo so che Monica non mi considererebbe neanche, anzi, dovrei stare attento a non farmi pestare dai suoi quindici centimetri di tacchi, ma che ci volete fare, il sogno è sogno, per la realtà va bene anche la vicina, che poi sognerà di scopare con Brad Pitt o George Clooney ma si deve accontentare di me, e in fondo qualche scintilla la facciamo pure, insieme.

Che c'entra Narnia in tutto questo? Niente, o forse tutto: chi ci governa continua a dire che viviamo in una favola di Paese, mentre in realtà questo è il paese delle favole: vedete che in fondo tutto si riduce alla questione del grande pennello o del pennello grande?

lunedì 5 gennaio 2009

Cyrano by Guccini...

video

Ditemi chi di voi non ci si riconosce!

Venite pure avanti, voi con il naso corto,
signori imbellettati, io più non vi sopporto,
infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
perchè con questa spada vi uccido quando voglio.

Venite pure avanti poeti sgangherati,
inutili cantanti di giorni sciagurati,
buffoni che campate di versi senza forza
avrete soldi e gloria, ma non avete scorza;
godetevi il successo, godete finchè dura,
che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
e andate chissà dove per non pagar le tasse
col ghigno e l' ignoranza dei primi della classe.
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna,
però non la sopporto la gente che non sogna.
Gli orpelli? L'arrivismo? All' amo non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Facciamola finita, venite tutti avanti
nuovi protagonisti, politici rampanti,
venite portaborse, ruffiani e mezze calze,
feroci conduttori di trasmissioni false
che avete spesso fatto del qualunquismo un arte,
coraggio liberisti, buttate giù le carte
tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
in questo benedetto, assurdo bel paese.
Non me ne frega niente se anch' io sono sbagliato,
spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato;
coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Ma quando sono solo con questo naso al piede
che almeno di mezz' ora da sempre mi precede
si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
che a me è quasi proibito il sogno di un amore;
non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute,
per colpa o per destino le donne le ho perdute
e quando sento il peso d' essere sempre solo
mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo,
ma dentro di me sento che il grande amore esiste,
amo senza peccato, amo, ma sono triste
perchè Rossana è bella, siamo così diversi,
a parlarle non riesco: le parlerò coi versi, le parlerò coi versi...

Venite gente vuota, facciamola finita,
voi preti che vendete a tutti un' altra vita;
se c'è, come voi dite, un Dio nell' infinito,
guardatevi nel cuore, l' avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso,
che Dio è morto e l' uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti,
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco,
io non perdono, non perdono e tocco!

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada,
ma in questa vita oggi non trovo più la strada.
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo,
tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo:
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
Non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, Rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...Cirano

martedì 16 dicembre 2008

I cuccioli del Maggio

Sarebbe bello, Riccardo, poter lottare anche attraverso la poesia, poter riprendere la consapevolezza di essere quelli che portano avanti le istanze giuste non perché siamo figli di qualcuno o abbiamo il conto in banca, ma perché le nostre idee abbracciano tutti i popoli e tutte le persone.

Perché allora sapevamo di essere quelli giusti, di essere i migliori, di essere quelli che creavano musica, poesia, letteratura, teatro, cinema, ma soprattutto idee.

Era il '68, anzi erano gli anni successivi. Era l’immaginazione al potere.

E’ vero, sai, eravamo i cuccioli del Maggio, chi coraggioso come un leone e chi più timido, come me, ma tutti uniti in una visione del futuro che era figlia dell’Illuminismo: progresso, sempre e inarrestabile.

Non conoscevamo la Storia, forse non volevamo conoscerla. Ignoravamo che anche le civiltà più orgogliose erano inesorabilmente crollate e che le loro conquiste erano diventate polvere, ignoravamo che eravamo granelli di sabbia che il vento poteva spazzare via in ogni momento.

E siamo stati spazzati via dai venti dell’arroganza e dell’individualismo, della ricchezza esibita come valore e dell’ignoranza affermata come conoscenza.

I tempi della televisione, del superamento della coscienza collettiva e della sua frantumazione in un universo di individualità disperate e smarrite, che periodicamente si risvegliano e si aggirano cieche con una lanterna in mano, illudendosi di poter trovare la luce e chiedendosi “perché?”.

Non ci sono perché, c’è soltanto la Storia che procede attraverso i suoi meandri misteriosi. Ritornerà la rivolta, ritorneranno i giovani per strada, ritornerà anche quello che non abbiamo conosciuto e forse nessuno immagina sia già stato … ma noi non ci saremo più.

E in fondo, eravamo soltanto granelli di sabbia.

lunedì 24 novembre 2008

Genova, G8

Volendo scrivere due righe sul G8 - ancora! - mi sono trovato a cercare in rete una fotografia.

Ne ho trovate tantissime, ovviamente, e in quasi tutte c'era la presenza dei poliziotti in tenuta da guerra, con scudi, caschi e manganelli. E sangue, sangue, sangue.

Ho preferito un'immagine diversa, simbolica, rispetto ad una documentazione della realtà che non è più cronaca ma storia.

Proprio la Storia, quella che si sta scrivendo in questi giorni nelle aule di tribunale, sarà giudice inflessibile dei fatti.

Racconterà come in questi anni in Italia non si è spenta soltanto la democrazia ma anche il diritto, in un involversi soft ma non meno terribile della coscienza civile di questo Paese che non è mai stato veramente unito, che non ha mai creduto veramente nei valori scritti con troppo ottimismo sulla Costituzione.

Quello che sarebbe potuto succedere, dopo sette anni e mezzo, era la presa di coscienza di alcuni terribili errori, di alcune inammissibili scelte, per poter dire: "Ecco, adesso la democrazia è ristabilita, adesso giustizia è fatta, adesso quel periodo oscuro si è chiuso".

Ma difficilmente il potere è critico verso se stesso, e i piccoli uomini non diventano grandi uomini soltanto perché è passato del tempo, così anche questa occasione è andata perduta.

E' giusto lottare ancora, lottare sempre, perché abbiamo il diritto di vedere la verità dei fatti ristabilita subito, ora, adesso, ma è una lotta senza illusioni, una lotta da anime perdute.

Blog

L'altro giorno parlavo con un'amica a proposito dei blog e in particolare di come il mio si fosse ridotto ad essere semplicemente uno spazio di riflessione.

<> mi ha risposto, in pratica, lei.

Già, cosa altro dovrebbe essere?

Io amo la capacità di sintesi delle persone veramente intelligenti.